Extended Mind
cog in action!

Body posture facilitates retrieval of autobiographical memories

Ecco che si ritorna al classico post su qualche sfiziosa novità nel campo delle scienze cognitive!!! Proprio se ne sentiva la mancanza dopo tanto cazzeggio.
Bene, il grande ritorno sulla scena si presenta con la proposta di un articolo che ho letto su Cognition (cliccare qui per l’abstract), e che ho trovato estremamente interessante. Ricordate quando parlavo di embodied cognition? (No? allora cliccate qui e poi qui). Dunque – adesso che vi siete aggiornati – potete capire che il titolo dell’articolo Body posture facilitates retrieval of autobiographical memories, non ha nulla di strano. Ma di afffascinante molto, quello sì.
Come può il recupero di eventi autobiografici depositati nella nostra memoria essere influenzato dalla posizione del nostro corpo nello spazio? Può, può. Nella nostra mente, infatti, non esiste un magazzino in cui imprimere in maniera indelebile ciò che apprendiamo. Come dice Damasio (2002), citato dagli autori:

The brain forms memories in a highly distributed manner. Take, for instance,
the memory of a hammer. There is no single place in our brain where we will
find an entry with the word hammer followed by a dictionary definition of what
a hammer is. Instead. . . there are a number of records in our brain that correspond
to different aspects of our past interaction with hammers: their shape,
the typical movement with which we use them, the hand shape and hand
motion required to manipulate the hammer, the result of the action, the word
that designates it in whatever many languages we know.

Ora, sapppiamo che il rivivere le condizioni ambientali in cui un ricordo si è formato, migliora il recupero di quest’ultimo; sappiamo che la nostra mente non è un’entità astratta che emerge e si distacca dal corpo senza ricerverne le influenze; questo vale anche per la nostra postura? Certo! Perchè? Eh, perchè le nostre facoltà superiori (momoria, ragionamento, ecc) si sono sviluppate in seno al nostro sistema sensomotorio: non è il cervello che ha bisogno di un corpo per sopravvivere, ma è il corpo che ha bisogno (anche) di un crevello per essere efficiente.
La mente e i nostri organi di senso, quindi, non si influenzano a vicenda: sono la stessa cosa, un unico sistema indivisibile. La mente e il corpo non possono essere concepiti separatamente.
questa è l’ipotesi dell’embodied cognition. Ma definirla ipotesi, oggi, mi sembra alquanto riduttivo.

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