Extended Mind
cog in action!

Che paradosso!

Negli ultimi tempi sono diventato un fanatico della bicicletta. All’inizio la usavo più per un crescente senso di disagio nei confronti della mia pigrizia: con la bicicletta, in una città come la mia, si arriva letteralmente dappertutto, e usare qualsiasi altro mezzo inquinante è un esplicito atto di menefreghismo verso un ambiente sempre più rovinato. Col passare del tempo, però, è diventato per me sempre più naturale pedalare – anche per chilometri!- tanto che ormai macchina e motorino raramente vengono toccati dal sottoscritto, se non in casi di estrema necessità. Insomma, una volta superata quell’apparente pigrizia che alberga in ognuno di noi, la bicicletta si rivela essere il miglior mezzo di trasporto per le brevi distanze.
Ho scoperto l’acqua calda, direte voi. Si, rispondo io, sono uno dei pochi ancora che ha scoperto l’acqua calda! Chiunque, interpellato a proposito, vi dirà che andare in bici è un segno di grande civiltà: ma nessuno ci va. Spesso le scuse – oltre alla scomodità (che è una delle più grosse cazzate che si possono sentire, ma si sentono….) – si concentrano attorno ad un nucleo fondamentale, ovvero la mancanza di appositi spazi/piste riservate per i ciclisti. Anche questo, a mio parere, è una cazzata gigante: se la gente cominciasse a spostarsi in massa utilizzando la bicicletta, ecco che delle piste ciclabili se ne sentirebbe un’impellente esigenza; fino a quando la bicicletta rimarrà un strumento per i pochi cretini come me, il problema dei ciclisti manco si pone. Con questo voglio dire che se, prima di montare il culetto sulla bicicletta, si aspetta che sia il Comune a metterci a disposizione dei percorsi riservati, allora…campa cavallo! Se non sono i cittadini per primi a manifestare la necessità di cambiare la viabilità cittadina, allora nessun assessore di turno prenderà mai l’iniziativa (illuminata). Ma forse sto delirando. Però, ecchecazzo, ho ragione!
Quello che volevo pubblicare in questo post, prima che mi facessi prendere tristemente la mano dalla tirata ambiental-moraleggiante, era il link ad un pre-print di un articolo ove (si, ove) viene dimostrato che i ciclisti che indossano il caschetto protettivo, vengono avvicinati dalle macchine/moto in maniera significativamente maggiore rispetto a coloro i quali viaggiano a capo scoperto. Alla base di questo comportamento di maggiore indifferenza da parte degli automobilisti nei confronti dei ciclisti “prudenti”, vi sarebbe un ragionamento paradossale: dal ciclista che indossa il caschetto – pensa il conducente di un veicolo che si sta avvicinando ad un ciclista elmetto-munito – non mi devo aspettare sterzate brusche, o altre pericolose ingenuità: questo perchè chi indossa il casco è sicuramento un esperto…

cliccare qui per leggere la sintesi dell’articolo

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