Extended Mind
cog in action!

HOT HAND!

Twenty years of “hot hand” research uscirà nella rivista Psychology of Sport and exercise tra non molto. Questo articolo è una ressegna dedicata agli studi sul fenomeno della mano calda. Che cos’è? Nel basket, per esempio (ma un tutti gli sport in generale si può parlare di mano calda), quando un giocatore mette a segno un serie di due, tre tiri a canestro, il pubblico, la panchina, i giocatori e lo stesso giocatore che ha tirato, sono sicuri che il prossimo tiro, per quello stesso giocatore, avrà una probabilità alta di centrare il bersaglio: in pratica, il tiro può essere previsto sulla base dei tiri precedenti, nel bene come nel male (cioè, da una serie negativa non ci dobbiamo aspettare nulla di buono; al contrario per una serie positiva…).

Il problema si può guardare sotto diversi aspetti. Il primo, preso in considerazione dalla ricerca (Gilovich et al.) che ha fatto da apripista allo studio di questo fenomeno, è quello per cui non vi è alcuna ragione di credere che i tiri messi a segno influenzino i successivi, almeno da un punto di vista statistico. Passando in rassegna le statistiche del campionato NBA 1980-81, non vi è nessun dato che supporti la validità dell’effetto mano calda; certo, il basket non è una disciplina che si affida alla casualità (come la roulette), ma non si può sostenere che una striscia vincente modifichi le probabilità di base che un giocatore ha di segnare.
Il problema, però, è lontano dall’essere chiuso. Larkey, per esempio, analizzando le statistiche di un solo giocatore, conclude che, sì, effettivamente…la statistica dà ragione ai sostenitori della mano calda! Immediata la replica di Tversky&Gilovich, che individuarono un errore nei calcoli. Insomma, l’argomento è vivo e appassionante. Infatti, nonostante l’errore commesso da Larkey, i sostenitori della mano calda sono pari ai suoi detrattori: mito o realtà, l’effetto hot hand ha comunque importanti risvolti pratici. A chi passare la palla in un momento topico della partita: al giocatore meglio piazzato, o a quello che con le mani fumanti? Su chi scommettere: sulla squadra forte sulla carta, o su quella che ha dimostrato di essere più in forma?
A questo proposito, Burns sostiene che, esista o meno tale fenomeno, la credenza nella mano calda ha un valore adattivo estremamente utile; essa, infatti, ci permette di individuare in tempo reale a chi passare la palla per un tiro: senza questa euristica, i giocatori non potrebbero mai trovare il giocatore “caldo” così facilmente.
Ancora da chiarire rimane il fatto se il credere nell’effetto mano calda, da parte di chi lo sta sperimentando, non sia utile al fine di mantenere elevata la fiducia che il giocatore ha di se stesso in quel frangente di gioco. Problema non da poco.

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