Extended Mind
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Change Blindness: The mind’s bloopers

In una scena di un ipotetico film, lei sta parlando con un’altra persona e impugna una vistosa borsetta nella mano destra. Al cambio di scena, la borsetta non c’è più; in quella dopo ancora eccola riapparire! Tali errori, definiti bloopers, colpiscono indiscriminatamente le grandi come le piccole produzioni: anche laddove si pensa che la professionalità sia ai vertici, ecco che s’incappa nel banalissimo errore di montaggio, e nessuno della produzione se ne è accorto!Perchè?
Il fenomeno, che non si limita alle disattenzioni cinematografiche, è noto col nome di change blindness, ovvero l’incapacità di accorgersi di alcuni cambiamenti all’interno della stessa scena visiva. Tale cecità è importantissima in psicologia della percezione, perchè potrebbe far luce sul modo di lavorare del nostro cervello.

Il fenomeno del “change blindness” ricevette grande attenzione quando nel 1991 si scoprì che le persone, mentre muovevano gli occhi, non notavano i grossi cambiamenti apportati dallo sperimentatore a una fotografia. Il 50% dei soggetti in questione falliva nel notare che le teste di due cowboy seduti erano state invertite! Anche in assenza del movimento degli occhi, le persone sembrano, in alcuni casi, guardare ma non vedere. Ad esempio, utilizzando una tecnica definta “flicker paradigm” (provare per credere…) due foto simili ma non uguali si alternano velocemente: i soggetti, incredibilmente, impiegano moltissimo tempo a notare la differenza, che potremmo chiamare “evidente”.
Studi sulla percezione del movimento, detezione dei cambiamenti, percezione nei films etc, etc, hanno dimostrato che i dettagli nel passaggio da una scena visiva a un altra non vengono ritenuti automaticamente; ciò vuol dire che ciò che non siamo in grado di percepire i cambiamenti che non attraggono la nostra attenzione, con conseguente movimento della retina (anzi, è il contrario…). Ciò nonostante, l’attenzione è sufficiente, e una prova la troviamo nel flicker paradigm, nel quale ci aspettiamo di trovare un cambiamento, ma…

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Ma cosa ci può dire la change blindness a proposito del nostro modo organizzare le informazioni nel cervello? Simons, pur a malincuore, ammette che questi risultati possono confermare l’idea che le nostre rappresentazioni visive siano scarse, o addirittura assenti, e che se ciò fosse vero, il nostro modo di concepire la memoria, la percezione e la stessa coscienza dovrebbe essere radicalmente rivisto. Prove a favore dell’esistenza di rappresentazioni mentali dettagliate all’interno del nostro cervello ve ne sono, così come ci sono prove a favore dell’opinione contraria. Se quest’ultima prospettiva dovesse finalmente trovare il consenso che merita, si potrebbe finalmente smettere di pensare all’uomo come un manipolatore di simboli e restituirgli tutta la sua affascinante complessità. Per esempio, è affascinante l’idea secondo la quale le nostre rappresentazioni altro non sono che il mondo che circonda: noi vediamo del mondo ciò che ci interessa, e crediamo di avere elaborato una rappresentazione visiva, quando invece è il mondo stesso a fungere da rappresentazione…

Per saperne di più:

Simons, D.J. and Rensink, R. A. (2005) Change Blindness: past, present and future. Trends in Cognitive Sciences, vol.9 (1), 16-20.

O’Regan, J.K. and Noe, A. (2001) A sensorimotor account of vision and visual consciuosness. Behavioral and Brain sciences, 24, 939-1031.

State benone.

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7 Risposte to “Change Blindness: The mind’s bloopers”

  1. […] Secondo un modello che si è fatto via via sempre più dominante, e che io condivido appieno, la nostra visione non è passiva, ma dipende in larga parte da ciò che noi vogliamo e possiamo vedere: dunque essa è fondamentalmente costruttiva. Ciò non vuol dire che viviamo in una grande illusione, tutt’altro; semplicemente significa che a volte, percepire il mondo così come esso è in realtà non è una cosa molto semplice, e questo perchè tra noi e il mondo esterno si frappongono dei vincoli cognitivi molto affascinanti (si veda, ad esempio, il mio post sulla change blindness). Una conferma curiosa dell’ipotesi della visione come fondamentalmente costruttiva (un bel libro introduttivo sull’argomento è Occhio e cervello di Gregory), è stata data da un gruppo di ricerca tedesco e pubblicata poco tempo fa su Nature neurosciences. Essa dimostra come la nostra percezione dei colori può essere influenzata da un’abilità cognitiva di ordine superiore come la memoria, anche in un compito in apparenza semplicissimo. Ai soggetti dello studio in questione, infatti, veniva presentata su uno schermo l’immagine di una banana su uno sfondo grigio: il colore della banana, però, non era giallo, ma viola, o rosa, e il compito dei soggetti era quello di variare il colore della banana stranamente colorata fino a farlo coincidere con quello dello sfondo. Sembra facile? Sbagliato! Tutti i partecipanti percepivano una banana viola, ma in realtà aggiustavano il colore di questo oggetto fittizio come se questo fosse giallo, colore che noi tutti sappiamo essere la caratteristica di una banana in realtà! Questo faceva sì che i soggetti cambiassaero in modo errato il colore della banana. […]

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