Extended Mind
cog in action!

Nel segno di David Kirsh – parte II

Il corpo, si diceva. Nelll’articolo On distinguishing Epistemic from Pragmatic action (un articolo non proprio recente, ma un evergreen molto semplice e istruttivo), Kirsh e Maglio dimostrano che alcuni compiti di tipo percettivo e cognitivo sono più facilmente risolvibili, e con ottimi risultati, senza dovere ricorrere a processi di tipo computazionale che avvengono nella nostra testa. Basta dotare il cervello di un corpo e tutto è più semplice. Come? Ce lo dice la teoria dell’ Embodied Cognition.
Nella parte I ho introdotto il termine “manipolare”. Nel gioco del Tetris, per esempio, lo scopo è quello di formare delle linee a partire da delle figure, detti zoids, che cascano dall’alto. Il giocatore ha la possibilità di ruotare tali oggetti per fargli assumere la posizione che crede migliore per formare una linea continua. Il dato sorprendente dimostrato da Kirsh è che i giocatori decidono come orientare i zoids, non rappresentandosi mentalmente la posizione che essi devono assumere per incastrsi negli zoids già posizionati, no! Questo è già un carico cognitivo abbastanza pesante per il nostro cervello da richiedere l’intervento di una scorciatoia: i giocatori, in tempo reale, per tentativi, ruotando i zoids (senza pensare o pianificare nessuna configurazione) giungono alla posizione ideale. Nessuna rappresentazione, tantomento alcuna computazione, sono dovute intervenire per risolvere tale “problema”! L’esempio è meno banale di quanto si possa pensare. Questi risultati, almeno per quanto riguarda le abilità spaziali (e questo, lo ammetto, rappresenta il limite della teoria) sono stati confrermati anche da altri autori (Ballard et al, 1997). Generalizzando, la prospettiva della embodied cognition assume che ogni processo cognitivo sia profondamente radicato nelle interazioni che il corpo ha con l’ambiente, e corregge molti degli errori che il cognitivismo ha colpevolmente commesso. Ora però non mi va di discutere i pro e i molti contro che questa teoria possiede, una bellissima rassegna la si può trovare nell’articolo di Margaret Wilson: Six views of embodied cognition, Psychonomic Bulletin & Review, 2002, 9 (4), 625-636. Ciò che mi premeva qui di far conoscere era…era… boh, non lo so. A me queste cose divertono… State benone.

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Una Risposta to “Nel segno di David Kirsh – parte II”

  1. cool 🙂

    —————
    TEEN


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